rmcwalb2Nel corso dell’ultima lezione di Sociologia Visuale dell’Università del Salento, sono stata invitata a presentare il lavoro di Richard Chalfen, un antropologo americano famoso per i suoi studi su quella che chiama “Cultura Kodak” ovvero su quei modelli di comportamento che costituiscono la “normalità” della produzione visuale nella vita familiare. Il testo Snapshot Versions of Life, pubblicato in America nel 1987 ma ancora reperibile in commercio (solo in inglese) in una edizione del 2009,  si può ormai considerare un classico nell’ambito dei visual studies. 978-0-87972-388-0-frontcoverEsso descrive accuratamente come “leggere le informazioni culturali” presenti negli album di famiglia o nei video domestici al fine di comprendere tutto ciò che una persona (tacitamente) impara, sa, o fa per partecipare appropriatamente a quella che Chalfen definisce Home Mode Communication, ovvero a quel particolare tipo di comunicazione che coinvolge solo piccoli gruppi di persone, incentrata sulla vita familiare.

Un aspetto affascinante di questo tipo di lavoro è che a fronte della “particolarità” dei contenuti della comunicazione visuale familiare (per comprendere cosa significa una foto di famiglia è necessario conoscerne “la storia”) esistono una serie di “regolarità empiriche” che caratterizzano tutti gli album di famiglia: ad esempio difficilmente si trovano foto di insuccessi o di lutti mentre è “normale” trovare foto o video di progressi, successi e momenti felici. Questo perché gli album di famiglia non raccontano “la realtà” della vita famigliare ma piuttosto raccontano una storia (una “versione” della vita vera) utile a rafforzare i legami famigliari ed identitari.
Per far emergere queste regolarità Chalfen analizza il materiale visuale attraverso “griglia” descrittiva, in cui registra tutte le informazioni rilevanti al fine di comprendere quella serie di norme, non codificate ed introiettate in modo inconsapevole, che permettono alle persone di sapere quando e come scattare o farsi fotografare, chi o cosa ritrarre e così via.

GrigliaNella griglia vengono registrati – in riga – gli “eventi” relativi allo scatto: quelli di “pianificazione”, ciò che succede nel momento dello scatto sia “davanti” che “dietro” la foto (o video) camera, le operazioni di editing del materiale ed infine quelli relativi “all’esibizione” delle foto prodotte. Per ciascuno di questi eventi, vengono registrate – in colonna – “le componenti”: i partecipanti ad ogni fase di produzione dell’immagine, il setting (ovvero il dove e il quando di ogni fase), il soggetto (ovvero l’attività, l’evento o il tema che viene rappresentato), la “forma fisica” ovvero il supporto materiale su cui viene realizzata la produzione visuale ed infine il codice (tutte quelle abitudini, convenzioni o routine che strutturano gli eventi). Per la lezione di Sociologia Visuale ho applicato questo schema ad un piccolo album di famiglia: l’esercizio è stato utile ad illustrare meglio il metodo ai partecipanti al corso ma è stato anche un esercizio di “auto-socio-analisi”, che mi ha coinvolta direttamente, a tratti commuovendomi! :’)

Snapshot versions of life

Un pensiero su “Snapshot versions of life

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *