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Sociologia visuale


Con la diffusione delle tecnologie digitali “produrre” immagini fotografiche è diventato uno dei modi principali attraverso i quali le persone osservano, “ritagliano”, comprendono e comunicano con il mondo che le circonda. Per uno scienziato sociale la fotografia può, dunque, rivelarsi di una certa utilità nelle attività di ricerca: essa può essere usata come “oggetto” (ricerca sulle immagini) o come “strumento” (ricerca con le immagini).

E’ possibile utilizzare l’immagine fotografica come “oggetto” da due punti di vista: osservandone il contenuto alla ricerca di informazioni utili su un determinato fenomeno o contesto sociale (in questo caso ci concentreremo sul “prodotto” visuale), oppure interrogandoci sulla pratica sociale “retrostante” l’immagine che stiamo studiando (focalizzandoci, dunque, sulla fotografia come atto di “produzione” dell’immagine).

E’ possibile utilizzare la fotografia (o altre tecniche visuali) come strumento di ricerca in diversi modi: o meramente a supporto di altri tipi di tecniche (ad esempio corredando di immagini un report etnografico) oppure sfruttandone appieno il diverso “statuto epistemologico”.

Cosa posso fare per te:

  • Interviste con foto-stimolo: quando il ricercatore cerca di comprendere come il soggetto intervistato ordina ed interpreta il proprio mondo, le immagini possono riuscire a sostituire le parole ed, in certi casi, risultare anche più efficaci di queste ultime: la fotografia (almeno quella che si utilizza in questo tipo di intervista) risulta infatti più immediata, cioè non suggerisce l’interpretazione della realtà propria del ricercatore (a meno che questi non scelga deliberatamente uno stimolo “non neutro” perché interessato ad una specifica reazione del soggetto intervistato). Questo tipo di intervista si serve della foto appunto come stimolo: l’intervistato è chiamato a commentare ciò che vede nella fotografia, e ciò che dirà aiuterà il ricercatore a co-produrre i significati ricercati.
  • Uso della tecnica di produzione soggettiva di immagini (o autoproduzione): si tratta di una tecnica interattiva di ricerca che prevede l’utilizzo della fotografia da parte dei soggetti coinvolti nello studio. Il ricercatore ha il compito di fornire ai soggetti l’attrezzatura e le istruzioni per il suo utilizzo, al fine dei disporre, in fase di analisi, delle fotografie scattate direttamente dalle persone che si è proposto di interpellare: materiale molto utile quando si intendono indagare le categorie cognitive, gli interessi ed i valori di gruppi sociali di cui si conosce poco.
  • Reportage sociali: molto utile, in particolare nelle ricerche di sociologia urbana, è accompagnare lo studio che si sta conducendo con la documentazione fotografica. Oltre a fornire supporto visivo nella restituzione dei risultati della ricerca, le foto scattate possono divenire momento di ulteriore riflessioni quando mostrano dettagli e particolari prima non notati.
  • Analisi della pratica sociale che ha prodotto il materiale fotografico: in questo ambito rientra l’osservazione approfondita del materiale accompagnata dalla riflessione sul contesto nel quale le immagini sono state prodotte, sui suoi fruitori, sulle funzioni manifeste e latenti della pratica (ad es. studio delle “foto profilo” sui social network, studio delle foto di viaggio, delle foto di matrimonio, etc.).
  • Analisi del contenuto sociologico delle foto: ad esempio, attraverso l’osservazione di fotografie come “documenti naturali” è possibile ricostruzione la traiettoria socio-biografica di una famiglia, effettuare un’analisi della prossemica per la ricostruzione del tipo e dell’intensità della relazione sociale, etc.

Le tecniche visuali sono poco note ed usate, ma possono rivelarsi molto utili in circostanze di ricerca particolari. Non sono molti i ricercatori che le padroneggiano, pertanto contattami se hai bisogno di maggiori informazioni.

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