Petizione precari unisalento

Riporto di seguito il testo integrale disponibile anche nella pagina della petizione su Change.org, serve il sostegno di tutti per salvare la ricerca italiana 😉

“A partire dal 2008 l’Università italiana è stata colpita da politiche di disinvestimento e di burocratizzazione che l’hanno condotta in uno stato di sofferenza e di marginalizzazione.

La sottrazione di circa 800 milioni di euro in otto anni, l’approntamento di meccanismi di finanziamento sperequativo e cosiddetto premiale, il blocco del turn-over e l’avvio di un sistema di reclutamento farraginoso e foriero di precarietà hanno attivato poderosi processi di desertificazione e concentrazione territoriale all’interno del sistema accademico nazionale.

L’Italia ha perduto circa 10.000 docenti di ruolo negli ultimi dieci anni.
Settori consistenti della comunità accademica nazionale vivono da tempo una condizione di disagio, sebbene i più alti costi sociali e professionali siano sostenuti da studenti e ricercatori precari.

Criteri di sbarramento e sotto-finanziamento del diritto allo studio restringono l’accesso alle borse e concorrono alla diminuzione della popolazione studentesca universitaria, specialmente nel Mezzogiorno. I dottorati hanno subito una contrazione nel numero di corsi, posti e borse a bando che ha spinto l’Italia alle ultime posizioni in Europa nel rapporto tra dottorandi ogni 1.000 abitanti, mentre persiste la piaga dei posti senza borsa. Nel segmento dell’avviamento alla ricerca, si calcola che, nei prossimi sei anni, il 93% dei 15.000 assegnisti di ricerca presenti in Italia sarà espulso dal sistema accademico.

Espulsione e intermittenza contrattuale non valgono a convincere il governo e il Parlamento italiano a garantire un sostegno ai ricercatori precari in stato di disoccupazione. Eppure i ricercatori non-strutturati rappresentano in Italia più del 50% dell’intera comunità accademica nazionale.

L’intero sistema si regge sempre più sull’“economia della promessa”.

I ricercatori precari da tempo si oppongono al perpetrarsi di politiche di smantellamento dell’università e combattono per il riconoscimento della ricerca come lavoro. Da alcuni mesi, ci interroghiamo sulla protesta dei docenti strutturati a lungo divisi e disorientati dinanzi allo smantellamento del modello di università che hanno conosciuto e in cui hanno lavorato.

Lo stesso boicottaggio delle procedure di valutazione della ricerca (VQR) è la spia di un malessere relativo ad un sistema di valutazione discutibile: senza voler esprimere un giudizio di merito sulla protesta messa in campo in questi giorni, crediamo che la discussione sulla valutazione vada collegata alla critica radicale dello stato di vergognoso sotto-finanziamento dell’università – specialmente meridionale, come la nostra – e contro i vincoli burocratici che la mortificano. A queste istanze si ricollega anche la petizione ‪#‎salviamolaricercaitaliana‬, promossa da Giorgio Parisi e da altri autorevoli docenti a seguito di un articolo di denuncia comparso su Nature.

Anche nell’Università del Salento divampa il dibattito sulle politiche nazionali per la ricerca e la formazione universitaria che stanno radicalmente trasformando il modello di università, perpetrando processi di ridimensionamento anziché di rafforzamento e riequilibrio.

I ricercatori precari dell’Ateneo auspicano che le proteste iniziate per lo sblocco degli scatti stipendiali possano essere ricondotte in una piattaforma di più ampio respiro, inclusiva delle questioni attinenti alla formazione, al reclutamento e alle condizioni del precariato.

Siamo convinti che la soluzione del precariato in università dipenda soprattutto dal ritorno degli investimenti, dallo sblocco del turn-over e dalla riforma dell’attuale sistema di reclutamento – che ci espelle dall’università a oltre 40 anni – piuttosto che da una disciplinata partecipazione alle discriminatorie procedure di finanziamento cosiddetto premiale delle università. Procedure che hanno determinato l’assegnazione di 9 posti da ricercatore all’Università del Salento e 50 a quella di Bologna. Procedure che, protratte nel tempo, definirebbero lo sviluppo incessante di alcuni atenei e la chiusura di altri, come l’Università del Salento.

Chiediamo che gli organi di governo dell’Università del Salento si impegnino a ridiscutere a livello centrale l’insieme di norme che penalizza la nostra comunità accademica e condanna molti giovani ricercatori a un precariato senza sbocchi. Non ci rassegniamo a una gestione tecnocratica del processo di ridimensionamento dell’Ateneo.

Chiediamo che si individuino modelli di valutazione della ricerca funzionali a selezionare personale docente qualificato anziché destrutturare, secondo una logica punitiva e non correttiva, la geografia del sistema accademico nazionale.

Chiediamo che si agisca in direzione della semplificazione delle figure pre-ruolo e del superamento di ogni forma contrattuale di natura para-subordinata in università. Anche per questo chiediamo, secondo il dettato della Carta Europea dei Ricercatori, che tutti i ricercatori – sin dalla fase della formazione – siano riconosciuti come soggetti lavoratori e siano garantiti da adeguate tutele sociali, in primo luogo l’indennità di disoccupazione.

Chiediamo che i ricercatori precari possano essere essi stessi protagonisti della propria attività di ricerca, riconosciuti come soggetti proponenti per la presentazione di progetti e per la partecipazione a bandi interni ed esterni all’università.

Chiediamo il ripristino dei fondi d’Ateneo destinati all’avviamento alla ricerca e investimenti nel reclutamento di nuovi ricercatori.

Chiediamo che non vengano intraprese economie di bilancio basate sulla sospensione dei corsi di dottorato e che venga superato il dottorato senza borsa.

Chiediamo che vengano garantiti i diritti di rappresentanza di assegnisti e ricercatori a tempo determinato – su un piede di parità delle aree scientifiche – e che si ponga rimedio all’eliminazione degli assegnisti dai consigli di dipartimento, prevista dalla riforma dello Statuto.

Chiediamo dignità per i dottorandi e per i ricercatori precari e chiediamo a tutta la comunità accademica di sostenerci in questa battaglia.”

Sottoscrivi la petizione!

I precari Unisalento lanciano una petizione online

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